Castellano, Senior Tutor di Joykos: “Agli startupper dico: per avere successo, scoprite cosa soddisfa (davvero) i clienti”

«Nella mia attività come tutor senior per i ragazzi di Joykos ho trasmesso le mie conoscenze, certo: ma anche io ho avuto modo di imparare molto, come da ogni esperienza». Quando leggi il Curriculum di uno come Francesco Castellano, non credi abbia ancora bisogno di ‘imparare’ qualcosa. Master in Finanza al Sole 24 Ore, dottorato di ricerca in Business Management, ha lavorato a Londra, a Dubai, in India, per colossi del calibro di General Electric e Uber. Nato e cresciuto a Napoli – ha studiato all’Università Federico II – ha dovuto come tanti lasciare la città per cercare nuove opportunità. Ma non ha mai abbandonata l’idea di fare qualcosa per il suo territorio.

«Ecco perché ho detto subito di sì ad Antonio Ricciardi quando mi ha proposto di diventare tutor senior per una delle startup del We Start Challenge: un modo per dare una mano a Napoli e a chi ha voglia di fare impresa».

L’abbiamo contattato per farci raccontare la sua storia professionale e il suo percorso come mentor di Joykos, app destinata ai piccoli commercianti che vogliono affacciarsi al mondo dell’e-commerce, che partecipa alla seconda edizione del Challenge.

Da Napoli alla Svizzera

Francesco nasce a Napoli, studia alla Federico II e poi consegue un primo master all’IPE (Istituto per ricerche ed attività educative), in Finanza Avanzata. A cui segue un altro Master, sempre nel settore finanziario, con la Business School del Sole24Ore. Comincia a lavorare nell’Università Cattolica di Milano, prima di trasferirsi a Bologna: qui studia due anni presso il dottorato di Direzione Aziendale dell’Unibo e collabora con l’Ateneo a vario titolo. Ma il mondo universitario non fa per lui: lascia gli studi e decide di passare al mondo dell’imprenditoria privata.

«Ho fatto prima una breve esperienza di tre mesi come Financial Analyst in Lazuli Solutions, società di advisory che si occupava di financial modeling: con loro ho trascorso dei periodi di lavoro intensi a Londra e poi in India. Passo poi a General Electric, nella sede di Firenze, per circa tre anni, come Associate Financial Analyst. E quindi quattro anni con Bain & Company, lavorando anche a Dubai, come consulente».

Tra le esperienze più interessanti, il lavoro con Uber:

«Ho lanciato UberPop a Torino e mi sono poi occupato della Supply Growth dell’azienda per l’Italia, cercando di ripetere il successo che l’applicazione aveva avuto nella città piemontese».

Passa poi a Mario APP, come managing director: una startup svizzera, con sede a Chiasso, dove segue la strategia, l’operation e il marketing. L’ultima tappa? Il mondo della consulenza da indipendente:

«Da circa 10 mesi ho deciso di mettermi in proprio: sono consulente esterno per startup ma non solo. Lavoro anche con aziende più avviate, medie. Ho lavorato per alcuni market place, tanto per la robotica e soprattutto sui droni, uno degli ambiti in cui sono più impegnato. Aiuto le neoimprese soprattutto nel fundraising, quindi preparazione della documentazione, pitching e così via. Mi sto anche occupando della due diligence di una startup per degli investitori: sono anche dall’altra parte della ‘barricata’ quindi!».

L’incontro con We Start

Nella sua attività, Francesco trova anche il tempo di fare il Mentor (come volontario) presso la Scuola di Alta Formazione IPE, a Napoli, dove lui stesso ha studiato.

«C’era una presentazione lì, a cui partecipavo come speaker. Tra gli altri interventi c’era anche quello di Antonio Ricciardi. Dopo l’evento mi spiega la sua idea per We Start, ci scambiamo i contatti, e do la mia disponibilità per fare il tutor di una delle startup».

Per Francesco è un po’ come realizzare un piccolo sogno: riuscire a fare qualcosa per il territorio che l’ha visto nascere e crescere.

«Pensa che io stesso mi stavo muovendo per realizzare qualcosa di simile a Napoli! Da quando sono qui a Milano mi è sempre rimasto un po’ il pallino di fare qualcosa per l’imprenditoria in Campania. Ho subito detto di sì ad Antonio, quindi, provando a contribuire a questo percorso che trovo strutturato molto bene, con elementi assolutamente positivi. Se poi pensiamo che quasi tutti coloro che ci lavorano lo fanno senza fini di lucro, come volontariato o seconda attività, riusciamo a capire ancora di più il valore di We Start».

​E sulle startup che partecipano alla seconda edizione del Challenge, aggiunge: «La maggior parte dei progetti sono molto interessanti, credo sia stata fatta un’ottima selezione».

L’attività di tutoring con Joykos

Tra le 6 finaliste, Francesco è stato assegnato come tutor a Joykos, vista la sua esperienza nel mondo dei market place.

«È stata sicuramente un’esperienza di valore: i ragazzi sono entusiasti, ci credono, si impegnano ed è quindi stato facile per me provare ad aiutarli. Il percorso che abbiamo fatto insieme è stato formativo anche per me: ho imparato tanto! Soprattutto a gestire l’approccio con loro: non è facile relazionarsi con un imprenditore, che ha giustamente la propria idea su come gestire l’attività. Per dare un consiglio utile e far sì che il messaggio passi, è necessario mettersi nei panni di chi ti ascolta e fare tanti esempi pratici».

Joyce e Alekos Scognamiglio, fondatori di Joykos, a partire da febbraio hanno potuto usufruire del tutoraggio di Francesco: un ‘incontro’ a distanza, tutte le settimane, per fare il punto della situazione, raddrizzare la rotta, immaginare gli sviluppi futuri.

«Nell’ultimo periodo ci siamo molto concentrati sul fundraising: i ragazzi hanno già ricevuto delle manifestazioni di interesse da alcuni Business Angel e quindi stiamo preparando tutta la documentazione necessaria, business plan, pitch e tutto il resto. Il mio ruolo, adesso, è di far loro le domande che potrebbero essere poste da un investitore, per prepararli all’incontro».

Il lavoro fondamentale, adesso, sta nel definire con precisione la propria value proposition, la propria proposta di valore:

«Un consiglio che do a loro, ma che sento di estendere a tutti gli startupper: cercate di capire, con il vostro prodotto/servizio, quale valore aggiunto state offrendo ai vostri clienti, in che modo vi distinguete dagli altri operanti nel settore e quale soluzione proponete che gli altri non vendono. Solo in questo modo sarà possibile sviluppare un prodotto/servizio che effettivamente si possa affermare sul mercato».

A che punto siamo a Napoli?

Francesco, anche se non ha mai tagliato i ponti con la sua città, oggi è una sorta di osservatore esterno della realtà imprenditoriale napoletana e campana, dell’ecosistema dell’innovazione e delle startup. E ne fa un ritratto tra luci e ombre:

«Penso che noi napoletani abbiamo una creatività impressionante e siamo in grado di trovare sempre soluzioni alternative ai problemi che ci vengono posti. Da questo punto di vista abbiamo tante potenzialità. Potenzialità che però restano inespresse, purtroppo: manca il tessuto connettivo e gli strumenti per poter implementare l’idea e portarla al successo».

Fa poi un paragone con Milano, città in cui oggi vive e lavora:

«Pensiamo un attimo a un’iniziativa come We Start: a Napoli sono purtroppo poche le esperienze simili, mentre a Milano ne abbiamo molte di più, realtà strutturate, che si muovono in tanti settori diversi. Qui abbiamo inoltre la maggior parte degli investitori. Il problema è però più in generale del Paese: anche Milano è molto indietro rispetto a città come Parigi, Berlino, Barcellona o Londra».

Ecco perché, “iniziative come We Start dovrebbero moltiplicarsi. Ed è anche per questo che sono estremamente felice di aver aiutato il progetto: mi ha dato la possibilità di aiutare dei giovani napoletani che avevano un’idea e volevano fare qualcosa di bello nella loro città, nella mia città”.

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