Patruno: “Con Asso.impre.di.a portiamo le aziende green italiane in Europa”

La sostenibilità ambientale diventa sempre di più un tema centrale nella maggior parte dei modelli di business e produzione del pianeta. La scelta green paga: il 66% (e il dato è in crescita) dei consumatori globali è disposto a pagare di più per scegliere un prodotto/servizio più sostenibile.

In quest’ottica, assumono particolare valore – non solo per il profitto – le aziende con una missionambientale. Per mettere in rete le imprese a vocazione green, nasce nel 2011 Asso.impre.di.a, Associazione nazionale Imprese per la Difesa e la Tutela Ambientale. Oggi, l’organizzazione è entrata in un network europeo, che porterà in un respiro continentale le aziende italiane partecipanti.

Per farci raccontare di questa esperienza italiana, abbiamo contattato Alberto Patruno, segretario di Assoimpredia, impegnato negli scorsi anni nell’associazione PMI Napoli Campania, e oggi anche assessore dell’Ottava municipalità di Napoli con dele​ghe al Welfare, Patrimonio, Bilancio, Trasparenza e Politiche Energetiche.

Ci racconti la realtà di Assoimpredia: a chi si rivolge?

Assoimpredia è un’associazione nazionale di imprenditori che si occupano di manutenzione e realizzazione del verde, restauro del patrimonio naturalistico, dissesto idrogeologico. Nel nostro network rientrano oggi 50 realtà imprenditoriali, che occupano forza lavoro qualificata per circa 4.500 persone, tra tecnici e maestranze. Per buona parte, si tratta di imprese storiche, condotte oggi dalla seconda, terza generazione di una stessa famiglia imprenditoriale. Nello specifico, rappresentiamo il 90% delle quote di mercato per la manutenzione del verde su autostrade e superstrade e il 40-50% delle imprese nel settore del recupero delle aree verdi.

Cosa vi proponete come associazione?

La nostra mission è di stimolare e incentivare qualità e professionalità: i lavori di cui si occupano i nostri associati sono estremamente particolari e delicati. La manutenzione e la realizzazione degli spazi verdi, in particolare quelli di spessore storico, necessitano qualifiche professionali di alto livello. Ecco perché creiamo attività in sinergia con enti e associazioni, come la Coldiretti, nell’ottica di integrare forze e competenze disponibili. In tal modo riusciamo a incentivare e a proporre soluzioni innovative, in grado di stimolare l’ecosostenibilità ambientale e il benessere dei nostri spazi urbani verdi. In quest’ottica rientra anche il nostro ingresso nello storico network europeo di ELCA.

Che tipo di benefici potranno avere i vostri associati da questa adesione?

ELCA è la European Landscape Contractors Associaton, un’associazione continentale nata nel 1963, che coinvolge gli imprenditori di giardini e paesaggio nella cooperazione e nello scambio di informazioni ed esperienze. Erano molti anni che mancava una presenza italiana all’interno del network. Con la nostra adesione puntiamo ad arricchire l’esperienza e il know-how dei nostri associati, aumentandone la portata grazie ad un contesto di livello europeo. Allo stesso tempo crediamo di poter fornire un contributo importante con le nostre specifiche competenze e peculiarità. Con il nostro ingresso in Elca speriamo poi di dare voce alle nostre battaglie a livello istituzionale. Per esempio, è emersa la necessità di uniformare l’IVA tra i vari Paesi Membri, per alcuni interventi che riguardano il verde pubblico. Alcune nazioni hanno già ottenuto dai propri governi un’imposta al 4-5% per determinati interventi di manutenzione e miglioria dell’ambiente. Un provvedimento che sarebbe interessante ‘esportare’ anche altrove.

Che tipo di iniziative mettete in campo per raggiungere i vostri obiettivi?

Una delle principali attività che portiamo avanti è quella di realizzare eventi e convegni su temi ambientali. Proprio di recente, a Bologna, abbiamo organizzato un appuntamento coinvolgendo il Cnr, il Consiglio Nazionale delle Ricerche. “Il verde pubblico negli appalti pubblici… opportunità e criticità”, questo il titolo dell’iniziativa. Durante i convegni emergono spesso informazioni interessanti, sia per il settore privato che rappresentiamo, ma anche per le istituzioni. Un esempio? Rita Baraldi, professoressa del Cnr, intervenuta all’evento emiliano ci ha raccontato come in uno studio recente abbia dimostrato che le piante, grazie alla particolare struttura delle foglie, riescano a catturare i famigerati PM 2.5 e 10, le cosiddette polveri sottili. Questo è molto interessante dal nostro punto di vista, perché ci dà un’arma in più per proporre, ad esempio, incentivi fiscali e investimenti nell’installazione dei cosiddetti tetti verdi.

Lei da qualche tempo è anche amministratore pubblico: cosa potrebbero fare di più le istituzioni per incentivare la tutela del verde e le imprese impegnate nel settore?

Una delle nostre battaglie principali come Assoimpredia è di provare a convincere i Comuni, in particolare, e tutte le istituzioni, a conferire criteri di premialità a quei progetti pubblici che oltre ad assicurare un servizio di qualità, sappiano coniugare determinati standard di ecosostenibilità e benefici ambientali. Questo in generale. Se ci spostiamo invece nella specificità di Napoli e della Campania, credo si possa fare di più in termini di sinergia istituzionale. Una delle difficoltà che viviamo è la scarsa comunicazione tra gli enti, tra Comune, Regione e Governo: ad oggi, prevale lo scontro politico. Questo cosa comporta dal punto di vista pratico? Per esempio, il fatto che spesso perdiamo l’accesso ai fondi comunitari. Questo di conseguenza riduce le possibilità di portare a un livello più ampio le nostre soluzioni innovative e alternative al modello di sviluppo basato su tecnologie e fonti di energia tradizionali.

We Start è una competizione tra startup che, oltre ad avere una propria sostenibilità economica, puntano a mission sociali e ambientali. Che cosa ne pensa?

Si tratta sicuramente di una bellissima iniziativa, meritoria. A colpirmi positivamente, già a partire dalla prima edizione, è che a differenza di quanto si racconta fin troppo spesso, esistono e operano delle giovani menti anche qui, in Campania, nel Sud Italia: non tutti sono subito pronti a scappare. Questa è la dimostrazione che esiste almeno la volontà di provare a restare nella nostra città, nella nostra regione, nel nostro Paese per lanciare imprenditoria di qualità sui nostri territorio. Uno sforzo che va aiutato con il supporto delle istituzioni e degli imprenditori ‘illuminati’ che guidano realtà già consolidate e mature.

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