Guarnaccia (Pandora Group): “Economia Circolare e Impatto Sociale, Capitale Umano 4.0 e Filiera: partiamo da qui per rilanciare l’impresa”

Guarnaccia (Pandora Group): "Puntare su Economia Circolare e Impatto Sociale"

La sua è stata una startup ante-litteram: nell’ormai lontano 2010, quando il concetto di startup innovativa non è ancora stato codificato per legge (e in pochi, in Italia almeno, sanno di cosa si parla), lei fonda Pandora Group. L’idea? Creare con scarti e rifiuti dei pannelli sandwich da destinare agli usi più disparati: la costruzione di mezzi di trasporto come treni, navi e aerei, ma anche strutture per l’efficientamento energetico di appartamenti, uffici e altri spazi. Un’idea che punta tutto su Economia Circolare e Impatto Sociale. Negli anni, Pandora cresce e si trasforma. E insieme a lei la sua creatrice: Alessia Guarnaccia, consigliere del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione degli Industriali di Napoli, con delega a Ricerca Sviluppo e Innovazione.

L’abbiamo contattata per farci raccontare la sua storia d’impresa.

Come nasce l’idea per Pandora Group

Alessia Guarnaccia si è laureata alla Federico II in architettura, ma quando sceglie la sua strada, non ha dubbi: vuole creare un’azienda innovativa di successo, fare l’imprenditrice. Dopo il Dottorato di Ricerca in Tecnologia dell’Architettura con correlazione in Ingegneria dei Materiali, Guarnaccia ha un’idea:

«Volevo costituire una società di Ricerca e Sviluppo nell’ambito dell’Economia Circolare, che si interessasse di scarti e rifiuti, di come rivalutarli e nobilitarli come materiali per l’edilizia, anche dal punto di vista estetico oltre che funzionale», racconta.

L’occasione concreta di fondare la società nasce da una proposta:

«Nel 2010, un centro di ricerca mi chiedeva di costruire un progetto su un mio brevetto, in risposta a una call del CIP Eco-Innovation. Si trattava di un’iniziativa co-finanziata da EACI (Executive Agency for Competitiveness and Innovation), l’allora agenzia europea specializzata in competitività e innovazione. La call riguardava la ricerca applicata, ma con un risvolto immediato sul mercato.

Per partecipare, abbiamo quindi costruito un partenariato internazionale – necessario per sottoporre la nostra candidatura – in cui abbiamo coinvolto 6 partner, tra cui aziende spagnole e albanesi. In quell’occasione, ho deciso di affrontare l’opportunità da imprenditore, fondando la società. Il progetto proposto dal nostro partenariato ha vinto quella “call di finanziamento” e da lì è partita l’industrializzazione di questo primo prodotto».

I pannelli-sandwich dai materiali di scarto

Il progetto si chiama Ecoplasbrick®, primo pannello sandwich brevettato, ricavato da plastiche miste ‘post-consumo’: materiale di scarto, riutilizzato per nuove finalità. Che cosa si intende per pannello sandwich?

​«Sono dei pannelli destinati all’edilizia che somigliano proprio a dei ‘panini’: hanno uno strato interno – il “core” – racchiuso tra due ‘fette’ – le “skins”. Le possibili applicazioni sono svariate: dai mobili agli aerei. L’intento principale di Pandora Group è quello di produrre il pannello insieme a una serie di sottostrutture e impianti, così da costruire sistemi per l’efficientamento energetico. Nella pratica i nostri sandwich diventano pavimenti galleggianti, partizioni per interni e facciate ventilate».

Credit: Pandora Group

In base all’applicazione a cui è destinato e alle esigenze del cliente finale, il pannello può essere modificato, anche a seconda dell’aspetto desiderato:

«Abbiamo invertito il processo: oggi partiamo dai requisiti richiesti di prestazione energetica e sulla base di essi andiamo a costruire il pannello», spiega l’imprenditrice.

Uno degli scarti utilizzati nei sandwich è il PLASMIX. È lo scarto del processo di selezione in fase di riciclo di flaconi di polietilene, buste di plastica, packaging. In pratica, si tratta dei materiali della campana di plastica della raccolta differenziata ma che non hanno ancora trovato una collocazione nel processo di riciclo. Dal momento che il PLASMIX non ha un mercato sviluppato, è destinato in genere all’incenerimento o alla discarica.

Ed è qui che si inserisce l’idea di Alessia Guarnaccia che, con Pandora, ha poi anche aumentato le tipologie di scarti lavorate. Un’idea che ha ricevuto riconoscimenti e premi a livello internazionale a partire proprio dal CIP Eco-Innovation nel 2011, arrivando anche in vetta allo Startup Award dello SMAU Berlino 2015.

Credit: Pandora Group

Pandora è stata inoltre scelta dall’UNIDO, Agenzia ONU per lo Sviluppo Industriale, per partecipare a missioni di trasferimento tecnologico:

«Ho partecipato con loro a diverse missioni in Nord Africa: sono stata in Libano, in Egitto, in Tunisia e presto andrò in Algeria. L’idea è di creare una rete di collaborazioni con le imprese locali: non si tratta di un semplice trasferimento di tecnologia, ma dell’inclusione di possibili partner interessati a entrare nella catena del valore di Pandora».

I 3 pilastri per fondare un’azienda (e un intero ecosistema)

Nel corso degli anni, Alessia Guarnaccia definisce il modello di business e crea un vero e proprio ecosistema con partner e collaboratori, come dovrebbe succedere sempre intorno a una realtà innovativa. Oggi la direzione di Pandora Group è chiara:

«In un primo momento, Pandora Group nasce come società di Ricerca e Sviluppo. Oggi stiamo attuando un’innovazione di processo: stiamo creando un verticale d’impresa. Si tratta di un modello ispirato all’Open Innovation, alla collaborazione con altri partner produttivi. Un modello che si ispira anche alle forme che può assumere la cosiddetta Industria 4.0: il verticale è infatti governato da un’infrastruttura informatica».

La società è gestita secondo tre principi che sono anche cardine delle convinzioni imprenditoriali della fondatrice:

  1. Capitale Umano 4.0, perché le persone sono le leve dell’innovazione;

  2. Economia Circolare e Impatto Sociale, viste come nuove frontiere dello sviluppo economico;

  3. Imprese in Filiera perché l’aggregazione è molto importante per affrontare la necessità d’innovazione imposta dal mercato globale.

«Su questi principi ho voluto fondare la mia attività d’impresa e da qui voglio partire anche per costruire iniziative e progetti nell’ambito del mio impegno come consigliere del Gruppo Giovani Imprenditori».

A marzo 2017, viene coinvolta nelle elezioni per il nuovo consiglio del Gruppo Giovani Imprenditori, nell’ambito dell’Unione Industriale di Napoli, istituzione che negli anni Guarnaccia ha imparato ad apprezzare, per le tante iniziative messe in campo rivolte a giovani imprenditori e startup:

«Io stessa ho partecipato ad Adottup, per esempio, percorso formativo per giovani imprenditori in 4 weekend, realizzato insieme a Intesa Sanpaolo, durante il quale c’era la possibilità che imprese mature ‘adottassero’ una startup. Altre iniziative storiche dell’Unione: Start’n’up e Italian Scouts in Silicon Valley. Esperienze sicuramente molto positive».

La delega per Ricerca, Sviluppo e Innovazione ad Alessia Guarnaccia è stata ufficialmente assegnata ad aprile dello scorso anno. L’idea ora è di partire con una serie di iniziative fondate sui 3 pilastri citati.

Capitale Umano 4.0

Partiamo dal primo punto, il Capitale Umano 4.0:

«È un dato di fatto: lo sviluppo industriale è sempre più governato da processi robotizzati automatizzati. Un fatto che, in molti, genera paura: che ne sarà dei posti di lavoro? Il lavoro, l’apporto delle persone in genere, non credo scomparirà, ma è inevitabilmente destinato a cambiare. E anzi, il capitale umano sarà un fattore sempre più preponderante, nonché vera leva per creare valore all’interno delle aziende.

Come cambierà? Sicuramente credo sia condivisibile pensare che ci sarà sempre più bisogno di professioni ad elevato livello di capacità tecnica ed ‘intellettuale’; probabilmente ci sarà spazio oltre che per le materie tecnico-informatiche anche per le scienze umane, con applicazioni declinate in modi nuovi. È poi chiaro che la chiave sarà l’autoimprenditorialità. Un modo di pensare e agire che interesserà non solo gli imprenditori, ma i professionisti e tutti i lavoratori».

Impatto Sociale ed Economia Circolare

Al secondo punto, Impatto Sociale ed Economia Circolare:

«Personalmente su questo aspetto ho costruito la mia società, quindi sono assolutamente convinta che l’economia circolare sia un elemento fondante per le imprese. E poi l’Impatto Sociale: la catena del valore del prodotto ha un suo impatto oltre che in termini ambientali, anche sotto il profilo sociale, cioè dal punto di vista dei lavoratori e più in generale, degli stakeholders dell’impresa.

Tutti fattori che conteranno sempre di più e che vanno assolutamente comunicati, sia all’interno che all’esterno dell’azienda (anche se i confini di un’azienda sono sempre più labili da questo punto di vista)».

Filiera

Anche sul concetto di Filiera, il focus è sull’esperienza che Guarnaccia sta affrontando in Pandora, ma il principio può essere esteso a tutte le realtà imprenditoriali. Questo perché, sempre più, la filiera “è una forma di aggregazione richiesta e riconosciuta, anche attraverso strumenti pubblici e privati come bandi, call per l’innovazione. L’aggregazione è essenziale per dare un respiro globale anche ad aziende di piccole dimensioni. 

In questo modo, è possibile ad esempio, eventualmente, fornire un prodotto/servizio in collaborazione con altre imprese, magari raggiungendo il cosiddetto “chiavi in mano”, che il mercato mostra di apprezzare moltoImmagino l’impresa come un organismo quasi vivente. Per stare al passo e vivere bene la modernità e non morire, deve evolversi e riuscire a plasmarsi con una certa velocità. È più facile che lo faccia se ha una forma a maglia, se si configura come un’infrastruttura”.

L’ecosistema campano e “il collante”

La Campania si afferma sempre di più come regione sede di startup innovative. Fioriscono nuove aziende, nuove esperienze, ci sono segnali molto interessanti, che coinvolgono a più livelli gli attori privati e istituzionali. Basti pensare all’assessorato regionale alle startup, prima esperienza in Italia:

«Si è costituito un ecosistema, che si sta evolvendo. Per il pieno sviluppo sarà necessario il ‘collante’, cioè quell’intenzione politico-istituzionale capace di mettere in campo in maniera fortemente coordinata (a livello nazionale e locale), risorse, non solo economiche, per connettere il tessuto economico e sociale, in modo da dare la possibilità a chi si impegna, di emergere per dialogare con il mondo.

È necessario questo ‘collante’ appunto, perché le esperienze imprenditoriali che stanno fiorendo restino, attecchiscano, abbraccino il mondo da qui».

Un collante che sia in grado anche di dare respiro internazionale alle iniziative locali:

«La Campania fa bene a non pensare a se stessa in termini regionali. E nemmeno solo nazionali. Con la globalizzazione c’è stata la possibilità che, potenzialmente, tutti possano dialogare e interagire con tutti: un tessuto economico davvero connesso può consentire all’ecosistema di internazionalizzarsi e di interloquire con Paesi e realtà straniere mantenendo una durata e risultati nel tempo».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *