Salvatore Marino (TIM Open): «La nostra forza? Una rete di vendita anche ‘offline’»

TIM Open: opportunità per web developer

La mission di Tim Open è quella di aiutare i web developer ad arrivare sul mercato con le proprie idee. Un obiettivo non di scarso rilievo. Per gli sviluppatori giovani, “piccoli”, e gli startupper, riuscire a trovare dei clienti e commercializzare i propri prodotti è l’ostacolo principale al successo.

La strada scelta da TIM per raggiungere questo ambizioso programma d’intenti è stata la creazione di una forza commerciale composta da più di duemila venditori. Accanto a essa, l’azienda ha realizzato uno Store Digitale specificamente dedicato a chi gestisce aziende, negozi, studi professionali. TIM Open diventa quindi vera e propria community, che aggrega e mette in contatto i web developer con chi ha bisogno dei loro servizi professionali.

​TIM Open è, tra le altre cose, partner di We Start: a una delle startup finaliste del Challenge, offrirà la possibilità di usufruire dei servizi innovativi IT di TIM per la durata di un anno. Abbiamo contattato Salvatore Marino, responsabile per TIM della divisione “Sales Business – It-Channel SUD“, per farci raccontare i servizi e la mission di TIM Open.

TIM Open: un’opportunità in più per web developer

TIM Open è essenzialmente una piattaforma B2B, pensata per gli sviluppatori di applicazioni digitali italiani e per gli operatori del mondo ICT. L’azienda di telecomunicazioni mette a loro disposizione due servizi:

  1. Strumenti e servizi Cloud per sviluppare e definire le loro idee innovative
  2. La possibilità di monetizzare con le proprie applicazioni, attraverso il marketplace TIM Digital Store e la rete commerciale aziendale “offline”, presente su tutto il territorio nazionale

«Cosa stiamo facendo come TIM per i web developer? Ci siamo posti il problema di dare un’opportunità alle aziende nascenti del mondo digitale: nel nostro Paese emergono spesso idee molto interessanti, magari immaginate da studenti e giovani, o da startup innovative, che però hanno difficoltà ad avere una vera presenza commerciale, ad andare sul mercato. Con TIM Open abbiamo quindi creato un’infrastruttura dove gli sviluppatori possono far crescere la propria idea e monetizzare».

Il TIM Digital Store

Per giungere alla creazione di TIM Open, l’azienda ha semplificato molto la propria interazione con i web developer, che oggi passa attraverso 4 passaggi fondamentali:

«Fino a qualche tempo fa, per scegliere un soggetto tra i nostri fornitori dovevamo passare attraverso un processo lungo ed elaborato: richiedevamo una serie di certificazioni, dovevamo valutare l’effettiva presenza sul territorio. Potevamo impiegare anche un anno e mezzo per selezionare uno sviluppatore da inserire».

Un procedimento tortuoso, ma necessario perché l’azienda si assumeva tutta la responsabilità sul cliente finale. Oggi invece TIM agisce seguendo una prospettiva diversa, più Open appunto:

«Abbiamo diviso in due gli ambiti di responsabilità. Da un lato ci siamo noi che ci assumiamo tutti gli oneri della Piattaforma: pubblicizzazione, vendita (anche attraverso il canale fisico), fatturazione, recupero crediti e così via. D’altro canto, il developer ci assicura che il suo prodotto funzioni, che abbia la giusta manutenzione, che venga aggiornato e così via. Con questa nuova formula, in poche settimane riusciamo a portare a bordo di TIM Open tanti nuovi professionisti e sviluppatori, che meritano».

Una rete commerciale capillare (anche offline)

Le applicazioni sviluppate all’interno di TIM Open trovano poi uno spazio nel Digital Store, marketplace ufficiale dell’azienda, dove i software innovativi realizzati in-house si affiancano alle soluzioni offerte da terze parti. Lo Store è diviso in 5 macro-aree, in base al consumatore potenziale del prodotto: Negozi, Uffici e Studi Professionali, Aziende, Ristorazione e Turismo, Professionisti in Mobilità.

Il marketplace è stato inaugurato da circa un anno ed è possibile effettuare acquisti online sia via Paypal che da conto TIM. La differenza sostanziale con gli altri operatori del settore «è che i web developer nostri partner possono contare, oltre che sulla visibilità offerta da un’azienda come TIM, anche su una capillare rete vendita ‘fisica’, offline. Abbiamo più di duemila persone impiegate nella nostra rete commerciale che propongono ai potenziali clienti il nostro catalogo di soluzioni».

Un’esigenza che nascerebbe dalla scarsa alfabetizzazione digitale della popolazione italiana:

«Gli acquisti di applicazioni innovative vanno sempre un po’ stimolati nel nostro Paese, ma negli ultimi mesi abbiamo notato che in molti, in autonomia, stanno scegliendo direttamente sullo Store Digitale le nostre applicazioni per le proprie attività. Forse qualcosa sta cambiando».

Le soluzioni più interessanti

Marino passa a illustrare poi alcuni degli esempi di applicazioni di terze parti, tra le più interessanti che sono state inserite sul Digital Store negli ultimi mesi, o che lo saranno a breve.

«Tra i nostri partner abbiamo un team di sviluppatori che vende soluzioni pensate specificamente per i medici di base. Inizialmente, la loro era un’applicazione destinata alle cliniche di grandi dimensioni. Semplificandola, è stato possibile proporla anche ai dottori di famiglia. L’app permette al medico di accedere a tutte le informazioni sui propri pazienti in cloud, semplificando il lavoro di ricerca sulla storia clinica di ogni persona».

Dall’esperienza di TIM Open emergono soprattutto soluzioni verticali: applicativi per tabaccai, edicole, piccoli commercianti. L’importante è che offrano un servizio concreto e che abbiano prezzi competitivi:

«Come TIM siamo interessati a offrire prodotti concorrenziali, che abbiano dei prezzi equiparabili o minori rispetto ai competitor. Soprattutto, il costo deve essere giustificato da una soluzione concreta, che risponda con chiarezza alle esigenze specifiche di un mercato, di un settore. Tra le startup che fanno parte del Challenge di We Start ce n’è sicuramente qualcuna che risponde a questo tipo di esigenza, per cui potremo fare un discorso interessante».

Un consiglio per i web developer di domani

Ai giovani sviluppatori, Marino offre spunti di riflessione interessanti:

«Negli anni ho visto tanti ragazzi con moltissime idee e il trend è in continua crescita, il mercato dello sviluppo software mi sembra molto effervescente. Quello che manca, però, è la capacità di essere concreti. Da un lato c’è l’impossibilità di portare l’idea allo stadio successivo della commercializzazione. Tante altre volte, però, ho visto idee di nuove applicazioni troppo astratte. Chi vuole “sfondare” deve fare uno sforzo di concretezza. Anche mentre si è nella fase di sviluppo iniziale, bisogna cominciare a chiedersi: a chi posso venderla? In quale mercato? A quale prezzo? Chi sono i miei competitor? Un’analisi che in pochi purtroppo fanno oppure che risulta troppo superficiale».

Qui entrano in gioco anche gli attori già consolidati del settore. Aziende che cercano idee innovative, acceleratori, incubatori, consulenti: secondo Marino, tutti dovrebbero spingere di più i giovani sviluppatori a concretizzare maggiormente il proprio lavoro. Senza però tarpare loro le ali:

«Le buone idee ci sono, sono tante. Personalmente credo però che dovremmo crederci tutti quanti un po’ di più, puntare di più su ragazzi e giovani, mettendoci a loro disposizione quando hanno una buona idea».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *