Alessandro Ciotola, Startup Europa: “Così aiutiamo le startup a finanziare le loro idee”

“L’unico modo per fare un ottimo lavoro è amare quello che fate”. Questa frase conosciutissima di Steve Jobs è il motto di Alessandro Ciotola, co-fondatore di Startup Europa, società di consulenza specializzata nel mondo della finanza agevolata per le startup. Alessandro è la dimostrazione che è possibile vivere e lavorare seguendo il consiglio del fondatore di Apple: coniugando cioè le giuste competenze con le proprie passioni più grandi. «Le difficoltà ci sono, inutile negarlo. Ma con caparbietà e tanto studio è possibile realizzare grandi cose», consiglia.

​La passione per le startup ha portato Alessandro a fondare due anni fa la sua azienda e a diventare partner di We Start, offrendo consulenza ai progetti d’impresa coinvolti nel nostro secondo Challenge. Una disponibilità confermata per questa terza edizione della competizione (è possibile registrarsi fino a sabato 31 marzo, a questo link).

In questa intervista, Alessandro ci racconta com’è nata Startup Europa, quali sono le principali sfide che le neo-imprese affrontano oggi e come la finanza agevolata rappresenti tuttora uno strumento fondamentale per emergere.

Come nasce Startup Europa?

L’idea è nata quando ho provato a mettere insieme la mia esperienza professionale e le mie passioni. Mi sono occupato di finanza agevolata presso lo studio di un commercialista per quasi 10 anni. Ma il mio sogno era di lavorare con le startup, un mondo che mi appassionava sempre di più.

​Mi sono reso conto, poi, che c’era una nicchia di mercato inesplorata nel panorama della consulenza per la finanza agevolata: mancava un’azienda che avesse nelle startup il proprio core business. La maggior parte infatti si occupava principalmente di PMI tradizionali, interessandosi solo marginalmente alle neoimprese. E così, insieme a mia moglie, esperta di marketing e comunicazione, ci siamo lanciati in questa nuova avventura, verticalizzandoci sulle startup.

I fondatori di Startup Europa

Come aiutate le startup che vogliono accedere alla finanza agevolata?

Nella grande maggioranza dei casi, i criteri contenuti nei bandi pubblici per startup e nuove imprese sono 4 e riguardano altrettante macro aree. Il team, innanzitutto, dove vengono valutati i membri dell’azienda, sulla base dell’adeguatezza e la coerenza con gli obiettivi da raggiungere. Il Valore della proposta, che riguarda essenzialmente l’innovatività del progetto presentato e il tipo di innovazione che produce (di prodotto, di processo o di mercato). Terzo criterio: il mercato. Qui si tiene conto delle potenzialità del mercato di riferimento. L’ultima macro area è quella economica, in cui si stabilisce la fattibilità tecnica dell’investimento.

Su queste noi andiamo a effettuare una valutazione preliminare.

Come avviene la valutazione?

Abbiamo ideato un sistema molto intuitivo, che ricalca il processo di selezione delle commissioni aggiudicatrici. A ogni macro area assegniamo infatti un punteggio. Il risultato finale viene indicato attraverso un ‘semaforo’: al colore rosso corrispondono i progetti che difficilmente verranno finanziati; al giallo, le startup che hanno tra il 50 e il 70% di possibilità di accedere al finanziamento; al verde infine le idee che quasi sicuramente incontreranno il favore della commissione (80-100% di possibilità).

​Una volta individuate le criticità principali, che possono riguardare uno o più di uno dei 4 criteri indicati, andiamo a lavorare su quelle carenze, cercando di migliorare le possibilità dell’azienda, affiancandola con il lavoro dei nostri tutor.

Il 70% delle domande a INVITALIA non viene ammessa a finanziamento. Quali sono le principali difficoltà a cui va incontro una startup che vuole richiedere un finanziamento pubblico?

Alcune delle startup che seguiamo presentano dei gap, spesso significativi, in almeno una delle 4 macro aree indicate. Nella maggior parte dei casi, però, la carenza principale sta nello studio del mercato. Raramente si fa una ricerca adeguata del proprio settore di riferimento e la definizione del target è spesso troppo generica.

Le istituzioni – Stato, Regioni – fanno abbastanza per finanziare e agevolare le startup?

Qualcosa si sta muovendo. In Campania abbiamo il bell’esempio di Valeria Fascione, primo assessore d’Italia con una specifica delega alle startup e all’innovazione, che sta lavorando bene e darà un ottimo contributo all’ecosistema regionale. Il limite principale riguarda invece le tempistiche di approvazione dei finanziamenti. La tecnologia avanza a ritmi serrati: non possiamo pensare che la burocrazia impieghi 6/7 mesi per valutare e finanziare un’idea.

Con l’affermazione del finanziamento privato, anche attraverso modalità innovative (pensiamo al crowdfunding), c’è ancora bisogno, oggi, di finanziamenti pubblici?

Sì, tantissimo: lo dico sempre anche ai miei clienti. Il pubblico rappresenta innanzitutto una leva finanziaria che bisogna sfruttare per accedere poi a fondi di altro tipo, anche privati. In secondo luogo, dobbiamo tener conto delle difficoltà di accesso a finanziamenti di Venture e simili: la finanza agevolata riduce le garanzie necessarie per accedere ai bandi. E quindi è essenziale in fase di partenza. Le startup devono essere brave a pianificare l’accesso ai finanziamenti sui 24 mesi, provando a coniugare pubblico e privato.

Raccontaci una storia di cui andate particolarmente fieri.

Personalmente, sono molto fiero di come stanno andando le cose per Medical Coaching. È una startup che si occupa di formazione e coaching medicale online. Con il nostro affiancamento ha ottenuto un primo finanziamento in microcredito da 25mila, accedendo poi al bando Smart&Start per un totale di 100mila euro.

Continuiamo a seguire il team, pianificando insieme una strategia finanziaria sul medio/lungo periodo. Medical Coaching sta crescendo molto, ottenendo anche un ottimo riscontro sul mercato estero.

Passiamo ora alla vostra partnership con We Start: cosa vi ha convinto del progetto?

Ci siamo lasciati coinvolgere subito dal percorso di We Start, soprattutto perché abbiamo visto la qualità del team che c’è dietro: ragazzi in gamba, competenti, ma che hanno anche la giusta dose di umiltà. Non solo: siamo sempre stati molto sensibili al tema del Social Impact e crediamo che sia fondamentale investire su questo settore, in un momento in cui le difficoltà sociali sono sotto gli occhi di tutti. Infine, ci hanno convinto le startup che hanno vinto il secondo Challenge, molto ben strutturate e con belle idee alle spalle.

Cosa offre Startup Europa alle idee ammesse al Challenge We Start?

Il nostro percorso di consulenza per le startup prevede in genere due tranche di pagamento: abbiamo una quota fissa, che viene corrisposta all’inizio, e una quota variabile sul totale del finanziamento se questo va a buon fine. Offriamo invece alle startup del Challenge la possibilità di accedere ai nostri servizi mantenendo la sola quota variabile.

Alessandro Ciotola - Startup Europa

Sul sito ufficiale di Startup Europa, leggiamo una delle massime più note di Steve Jobs: “L’unico modo per fare un ottimo lavoro è amare quello che fate”. Nei nostri territori oggi c’è tanta disillusione: si fa fatica a immaginare di fare ciò che si ama e soprattutto di farlo qui. Come se ne esce?

Sappiamo bene che, soprattutto qui, viviamo in condizioni economiche difficili. Ciò non vuol dire che il successo non sia possibile. Ho lanciato Startup Europa proprio perché credo fermamente che con la giusta motivazione e le competenze necessarie si possa riuscire. 

​Chi si approccia al mondo delle startup deve credere fortemente in ciò che fa, senza abbandonare i propri progetti alla prima difficoltà. Fare impresa vuol dire affrontare problemi e sfide ma possiamo guardare con fiducia al futuro, se prendiamo esempio dalle startup che ce l’hanno fatta, anche partendo da zero. Il consiglio che do è quindi di essere caparbi, ma soprattutto studiare, studiare, studiare.

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