I-Taste vuole portare i turisti a lezione di cucina italiana (a casa delle nonne)

Il team di I-Taste

Nonne. Esaltate a volte per la loro saggezza. Nonne che però troppo spesso vengono lasciate sole: i ritmi frenetici della vita, certo. Il lavoro, i figli, sono tutte giustificazioni più che legittime. Ma le nonne hanno un bagaglio di tradizioni che rischia di andare perduto. Nell’idea dei fondatori di I-Taste, le nonne diventano un’opportunità, il centro di una nuova sfida.

Learn Italian Cuisine with Grandma: ecco la mission, impara la cucina italiana con la nonna. Un format pensato per gli stranieri che sbarcano in Italia per una vacanza, desiderosi non solo di ammirare bellezze naturali e monumenti, ma anche di scoprire i segreti di una cucina apprezzata in tutto il mondo.

Il CEO Roberto Rosati ci ha raccontato la sua storia, la nascita e gli obiettivi di I-Taste.

Radici napoletane

Roberto ha 25 anni, è di Udine, laureato in Ingegneria Gestionale, sempre interessato a tematiche legate a business, imprenditorialità, strategie di impresa: “Tutte materie che ho studiato a fondo, ma che innanzitutto mi appassionano”. Roberto ha però radici partenopee: è originario di Napoli, sua mamma è napoletana. Un richiamo quasi ancestrale, che lo riporta in quel sud che ha lasciato da bambino:

«Sono da tempo interessato al mondo delle startup, collaboro qui a Udine, con un progetto sempre nel turismo, con alcuni colleghi. Ho però sempre avuto il desiderio di mettere le mie competenze al servizio della mia città natale, che non è ricca come il Friuli, e che per questo ha forse più bisogno di competenze e di persone che facciano impresa. Volevo fare qualcosa per la città dove sono nato, ma dove non ho mai vissuto».

L’occasione del ritorno arriva con lo Startup Weekend in città, organizzato nella chiesa di San Potito, che si è tenuto dal 23 al 25 marzo:

«Sapere dell’evento mi ha spinto a tornare. Volevo che fosse innanzitutto un’occasione di formazione per me. Ho presentato un’idea, sempre legata al turismo, che è stata scelta tra le 5 da sviluppare. Ho formato un team, l’abbiamo sviluppata ed è così che è nato i-Taste. Ero convinto che tutto sarebbe finito quel weekend. E invece…».

I-Taste: le nonne depositarie di ricchezze (culinarie)

Come spesso accade, l’idea di Roberto si affina durante lo Startup Weekend. Anche grazie ai feedback ricevuti dai turisti in visita a Napoli nei giorni dell’evento:

«Parlando con loro, ci siamo resi conto che in tanti cercavano un’esperienza per imparare alcuni dei segreti dell’arte culinaria italiana. Non un corso strutturato, per professionisti: un’esperienza di poche ore, per amatori».

Una possibilità che a Napoli e in Italia non esiste:

«Esistono ovviamente dei corsi di cucina, ma sono quasi sempre in italiano – alcune volte in inglese – ma sono rivolti ai professionisti del settore. I-Taste nasce quindi per soddisfare la domanda del turista straniero che vuole portarsi a casa un pezzo del patrimonio culinario italiano».

I-Taste organizza quindi brevi corsi di cucina (dalle 2 alle 5 ore mediamente), per i turisti stranieri che approdano a Napoli, direttamente nella loro lingua. Il team metterà a disposizione una guida che possa tradurre ricette e ingredienti in inglese e spagnolo, per ora. In futuro, in base alle aree dove I-Taste espanderà le proprie operazioni, anche in tedesco, francese e portoghese.

L’idea in più? Organizzare questi corsi in casa delle nonne napoletane, le vere depositarie dei segreti della cucina tradizionale:

«L’idea ci è venuta pensando a un viaggio che ho fatto in Colombia, dove ho visitato una Finca del Café a conduzione familiare. Qui ho conosciuto un nonno colombiano, che mi ha raccontato la sua vita, la sua esperienza: mi è rimasto di più il suo racconto, rispetto alle informazioni sul ciclo di produzione del caffè. Ecco perché vogliamo portare i turisti nelle case: un conto è un ristorante, altro è conoscere e apprendere da una nonna».

Al termine, i partecipanti possono portarsi a casa le ricette che hanno preparato durante il corso e acquistare un po’ di prodotti enogastronomici del territorio, per trasferire l’esperienza anche nel proprio Paese d’origine.

L’idea sicuramente d’appeal potrebbe però scontrarsi con dei limiti di fattibilità: «Non siamo ancora certi di riuscire a portare effettivamente i turisti in casa delle persone. Ecco perché ci stiamo muovendo anche su altri canali, come i ristoranti e le pasticcerie».

Per ora il team ha costruito un sito web, in inglese e spagnolo, con dei corsi offerti nell’area di Napoli. Presto, però, l’idea potrebbe approdare anche in Friuli, visto che il CEO Roberto vive lì, dove sta stringendo possibili partnership con alcune pasticcerie del luogo. Le ambizioni del team di i-Taste sono di portata nazionale.

I sogni del team e il percorso con We Start

Roberto snocciola alcuni dati, sul turismo in Italia:

«Ogni anno in Italia arrivano 47 milioni di turisti stranieri, che soggiornano in media 4,5 notti, per un totale di 199 milioni di presenze (il numero cioè di pernottamenti). A Napoli e in Friuli, si contano rispettivamente 1,8 milioni turisti stranieri e 900mila, ogni anno. È un inizio, ma non vogliamo fermarci qui: i principali poli di ricezione del turista in Italia sono infatti il Veneto, e quindi Venezia, la Toscana per Firenze, e Roma. Non da subito perché non abbiamo ancora una presenza fisica sul territorio: vogliamo provarci nel giro di un anno».

L’idea sviluppata dal team formato da Roberto non vince lo Startup Weekend, ma è interessante e piace, anche alla luce di questi numeri e di un mercato promettente. Convince soprattutto il resto della squadra a continuare a crederci:

«Pensavo che con quel weekend sarebbe finito tutto. E invece l’entusiasmo dei miei compagni di squadra mi ha motivato e spinto a portare avanti l’idea di i-Taste».

I compagni di Roberto in questa avventura sono Francesco Beneduce, ingegnere meccanico, project manager a Napoli, per un’azienda milanese, “molto attento ai dettagli di programmazione delle attività e operativi”, spiega il CEO. Poi c’è Chiara Castiello, psicologa, che ha già un background nel turismo, visto che gestisce un appartamento Airbnb a Napoli: «A differenza di noi, tutti laureati in materie scientifiche, Chiara ha un approccio umanistico: la sua voce ci permette di avere un punto di vista diverso. È molto importante per noi». Ci sono poi Katia Spiezio, economista, che lavora in Grimaldi Lines al controllo di gestione, e Serena Liccardi, ingegnere edile, ma che ha una carriera da consulente in Accenture.

Per proseguire in questo sogno, i cinque si iscrivono al programma di We Start: «Il bando sarebbe scaduto ad appena una settimana dalla fine dello Startup Weekend: abbiamo fatto un lavoro immane per preparare tutto il necessario per iscriverci. Ce l’abbiamo fatta e siamo stati ammessi: ora siamo ancora più motivati e grintosi».

La mission sociale di i-Taste? Consiste essenzialmente di due componenti,che riguardano il benessere delle persone anziane:

«Alle nonne che riusciremo a coinvolgere, I-Taste può dare un beneficio economico e relazionale. Economico perché i corsi saranno una fonte di reddito per integrare pensioni spesso basse. Relazionale perché queste persone hanno molto da raccontare ma sono spesso sole e con nipoti o figli troppo impegnati».

In We Start, Roberto e il suo team trovano appuntamenti formativi fecondi: cita per esempio il primo, Love the Problem, con Antonio Russolillo e il terzo, sul pitching. Resta poi piacevolmente sorpreso dall’organizzazione del programma, rapida e snella:

«Ho partecipato a un bando pubblico per startup in Friuli, ma i tempi di risposta sono stati estremamente lenti. Con We Start ho trovato invece una reattività straordinaria: a tre giorni dalla chiusura della call, sapevamo già quali erano le startup ammesse. Dopo una settimana, c’è stato il primo evento formativo. Abbiamo poi continui feedback e contatti con la squadra che organizza il programma, che cercano di migliorare gli aspetti fondamentali all’avvio della nostra startup. Insomma, finora un’esperienza molto positiva».

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