TechItalia Lab: a Londra l’acceleratore per startup italiane che vogliono diventare grandi

Il team TechItalia Lab

Una community per italiani a Londra, appassionati di tech. Una community che cresce e si trasforma, fino a diventare un’opportunità per le startup italiane di avere un approdo nel mondo anglosassone, in quella Londra capitale del digital e del fintech europei. È questo il sogno dei fondatori di TechItalia Lab, percorso di accelerazione per italiani, nato a Londra e oggi partner di We Start.

Abbiamo contattato il vulcanico Marco Santesso, anche lui startupper e Programme Manager del Lab, per farci spiegare come nasce il percorso e in cosa consiste.

Ecco la loro storia.

TechItalia: le origini della community tech (italiana) a Londra

TechItalia nasce tre anni fa, su iniziativa di Pier Paolo Mucelli, imprenditore italiano che a Londra ha aperto eOffice, uno dei primi coworking space della capitale inglese, e Luca Benini, ex Yahoo e MD di SalesForce:

«Londra è, tipo, la settima città italiana per numero di abitanti: c’è una presenza gigantesca di italiani, circa 500mila. Pier Paolo e Luca si sono resi conto che, quando andavano a eventi di tecnologia, si ritrovavano spesso circondati da italiani. Allora si sono detti: perché non pensiamo a degli eventi sul tech specifici per i nostri connazionali?».

Nasce così la prima community di startupper, imprenditori, esperti, tutti italiani, tutti accomunati dalla passione per le nuove tecnologie, che vivono e lavorano a Londra. Gli eventi sono gratuiti e danno la possibilità agli startupper di presentare la propria attività con un pitch di 10 minuti. In tre anni TechItalia offre visibilità a circa 70 startup:

«Hanno pitchato anche nomi di un certo peso: OverMoney, MoneyFarm, Soldo, BlastingNews. A ogni evento erano presenti 50 persone. La comunità è cresciuta fino a raccogliere più di 1500 persone».

Mucelli e Benini si rendono conto che tante startup nate in Italia vengono appositamente a Londra per presentare il proprio pitch a TechItalia. È qui che nasce l’idea di istituzionalizzare in qualche modo gli appuntamenti:

«Si sono detti: ormai la community è cresciuta e abbiamo contatti con esperti di vari settori. Abbiamo gli spazi, con il coworking di Pier Paolo. La domanda c’è. Perché non creare un acceleratore?».

Nasce così TechItalia Lab. L’idea è del settembre dell’anno scorso, le prime due application sono già partite:

«Ne abbiamo ricevute circa 140, tra cui ne abbiamo selezionate 19 per il nostro programma di accelerazione. L’unico requisito fondamentale è che la startup abbia almeno un fondatore italiano».

Ovviamente, spiega Marco, alcune startup sono più adatte di altre per il Lab:

«È difficile per noi aiutare un team che ha nel manifatturiero il proprio core. Visto anche dove siamo nati, puntiamo soprattutto su tech, blockchain, fintech. È difficile poi che scegliamo una startup nell’idea stage, anche perché se è una startup italiana, venire a Londra e starci non è una passeggiata in termini economici. Allo stesso tempo, non siamo adatti per chi ha già una scaleup che magari è stata finanziata per mezzo milione».

L’idea è quella quindi di dare una mano alle imprese innovative che si pongano a metà tra queste due realtà:

«Hai un po’ di traction, stai facendo revenue, magari ti hanno finanziato 2/300mila euro: questo è il nostro target».

Le startup selezionate sono generalmente nate in Italia e fanno domanda a TechItalia Lab perché vogliono espandersi a Londra, cercando qui investimenti. L’acceleratore offre spazi nel co-working, 50/60 mentori a cui rivolgersi, esperti di diverse aree, master class e un pitch day conclusivo, dove in 10 minuti le startup si presentano a una platea fatta anche di potenziali investitori. Per partecipare al terzo intake c’è tempo fino alla fine di luglio.

Il programma costa generalmente 1.600 sterline +VAT, per un membro del team, con una fee aggiuntiva di 400 sterline per ogni persona in più, fino a quattro. TechItalia Lab ha però messo a disposizione il suo percorso gratuitamente per una delle startup del terzo We Start Challenge:

«Nella nostra fase di scouting cercavamo organizzazioni simili alla nostra, per individuare un po’ di startup interessanti: ecco perché ho contattato We Start, dopo aver letto un articolo a riguardo su StartupItalia! Il nostro Lab è praticamente ancora una startup: per crescere abbiamo bisogno di partnership di un certo livello, ecco perché abbiamo scelto voi».

Uno startupper per gli startupper: chi è Marco Santesso

Marco Santesso, 28 anni, è un ingranaggio fondamentale del meccanismo che fa funzionare il Lab, insieme ad Andrea Angella. Sono due Programme Manager, che si occupano dello scouting delle startup e della logistica dell’acceleratore:

«Insieme, io e Andrea, ci occupiamo di individuare startup che facciano domanda per il programma di accelerazione. Una volta chiuso l’intake, gestiamo i rapporti tra le realtà selezionate e i diversi mentori che hanno deciso di darci una mano: sono già 50/60 esperti, di diversi settori. Ogni settimana il programma prevede di concentrarsi su un topic specifico, per dare la possibilità alle startup di crescere. Organizziamo quindi le master class e il Demo Day, la giornata finale, durante la quale le startup presentano il proprio pitch a una platea di appassionati e investitori».

Marco Santesso - Programme Manager TechItalia Lab

Marco si trova in genere “dall’altro lato della scrivania”. È infatti uno startupper anche lui: ha fondato qualche anno fa GigRide, un marketplace per musicisti, locali e promoter, per organizzare concerti:

«Sono anche musicista, ma non sapevo come trovare concerti. Ho pensato quindi di lanciare questo sito www.gigride.live per mettere insieme chi cerca musicisti – locali, promoter – e chi vuole suonare. Abbiamo 4.400 utenti, non monetizziamo ancora, ma se tutto va bene dovrebbe succedere a breve».

Marco lavora con le startup praticamente da sempre. Laureato in economia a Ca’ Foscari, ottiene poi un bachelor ad Atlanta, in Georgia, sempre in economia, trascorrendo un semestre anche a Versailles in Francia. Dopo l’esperienza negli States non vuole tornare in Italia: “Una volta che hai assaporato la terra straniera, è difficile ritornare”, spiega. Fa domanda a Barcellona e a Londra, per proseguire gli studi. L’opportunità è un master in International Health Policy alla London School of Economics.

Al termine del master, però, fa fatica a trovare subito lavoro:

«Avevo buoni voti, però quando sei a Londra entri in competizione con gente uscita da Oxford e Cambridge. Mi sono messo quindi a fare l’agente immobiliare: dipingevo muri e montavo mobili, per presentare case ai potenziali acquirenti».

Il primo contatto con il mondo del tech arriva con una startup di Rocket Internet, gigantesco incubatore berlinese, quotato in borsa con un IPO da più di 8 miliardi di dollari, nel 2014:

«Era una startup fintech, che consentiva con un dispositivo le transazioni con la carta di credito via mobile. Facevo technical support e aiutavo il customer service quando c’erano problemi. Ho lavorato con loro un anno e mezzo, poi sono stati acquisiti, spostando l’attività a Berlino».

Marco non vuole spostarsi da Londra, “ma non avevo nemmeno il coraggio di licenziarmi per dedicarmi solo a GigRide, che nel frattempo avevo lanciato”. Trova quindi un’altra startup di Rocket Internet e comincia a lavorare part-time con loro. Nel frattempo, entra in contatto con la community di TechItalia:

«Ci andavo spesso per seguire i pitch, per prendere spunti, imparare qualcosa di nuovo. Ho anche presentato la mia startup. Quando ho sentito che volevano far partire l’acceleratore ho detto: sono qua! E ho dato la mia disponibilità. Era per me anche un’opportunità per passare dall’altro lato del campo: da sempre a contatto con le startup, non le avevo mai guardate con gli occhi di chi anima acceleratori, incubatori, fondi di investimento. Una nuova occasione per imparare».

Una storia di successo in TechItalia: ComeHome

Una breve storia, quella di TechItalia Lab, ma che ha già visto progetti interessanti. Marco ci racconta per esempio di ComeHome, startup che gli sta particolarmente a cuore:

«ComeHome è un social network che però porta offline la relazione: se vivi in una nuova città, in cui non conosci nessuno, puoi organizzare una festa a casa tua, attraverso il portale https://comehome.fun/welcome, dove puoi vendere i biglietti e farti aiutare a promuovere l’evento. Puoi anche acquistare una serie di servizi, come per esempio la pulizia dell’appartamento il giorno successivo, che vengono detratti dagli incassi».

La startup è attiva da meno di un anno, ma ha già venduto servizi per centomila euro:

«Sono molto forti, hanno tutti meno di 30 anni, ma fanno già cose molto belle. Hanno organizzato feste con Tuborg, con Sky. A un loro evento c’era anche Paola Maugeri, voce inconfondibile di Virgin Radio. La cosa più bella è che non sono solo un prodotto finanziario, ma uniscono persone: quando snocciolano numeri, oltre a utenti e revenue, fanno anche il conto di quanti amici si sono conosciuti grazie a loro e di quanti matrimoni hanno contribuito a far sbocciare».

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