Kard, la startup che rivoluziona uno strumento vecchio di 400 anni (i bigliettini da visita)

Il team di Kard

Il business è fatto di contatti. Perdere un contatto significa perdere un’opportunità. Malgrado ciò, ogni giorno milioni di bigliettini da visita vengono cestinati e tutte le informazioni che contengono sono perse per sempre. Alekos e Joyce Scognamiglio, fratelli, ercolanesi, figli d’arte con un padre imprenditore che gestisce una software house, vogliono rivoluzionare questo sistema con Kard, la loro nuova startup.

Qualcuno ricorderà i due per la loro precedente impresa, Joykos, che ha partecipato alla seconda edizione di We Start, nel 2017:

«Joykos, da un’idea di startup è passata a essere più una sorta di impresa di servizi, aiutando negozi e attività commerciali ad approdare sul web. L’azienda va bene, vende, è sostenibile. Abbiamo trovato, grazie a We Start, un partner importante come TIM. Per noi è un grande successo. Però vogliamo altro, vogliamo fare davvero innovazione, fare disruption, come dicono negli USA».

Da qui l’idea per Kard, startup che vuole mandare in soffitta (definitivamente) i bigliettini da visita. Alekos ci racconta come è nata, come funziona e quali sono i suoi obiettivi.

Un contatto è per sempre

L’idea per Kard nasce proprio dall’esperienza con Joykos:

«Avevamo bisogno dei bigliettini da visita, visto che sono ancora molto utilizzati e richiesti. Mi sono reso conto però che avevano almeno due grossi limiti. Primo, il costo, non marginale. Secondo, l’impossibilità di aggiornare le informazioni riportate: la prima volta che ne ho stampati una serie per me, mi sono reso conto che subito dopo i dati inseriti erano già obsoleti».

Malgrado quindi le persone abbiano sempre di più un’identità digitale, il bigliettino è ancora di carta. Sin dalla sua prima apparizione, avvenuta nel 17esimo secolo:

«Fa sorridere che inseriamo i loghi di Facebook e LinkedIn su dei bigliettini di carta, dal momento che non possiamo cliccarci sopra», spiega Alekos.

Esiste poi un problema di dispersione delle informazioni contenute nei bigliettini, visto che nella stragrande maggioranza dei casi vengono immediatamente cestinati:

«Da una ricerca Statistic Brain, sappiamo che, solo negli Stati Uniti, si stampano 28 milioni di business card, ogni giorno, per una spesa di circa 800 milioni di dollari l’anno. Malgrado questo investimento, l’88% dei bigliettini consegnati viene cestinato nel giro di una settimana. Solo nel 9% dei casi le informazioni contenute vengono digitalizzate».

Insomma, l’investimento appare quasi inutile, malgrado la posta in gioco sia molto alta: “Il business è fatto di contatti. Perdere un contatto significa quindi perdere un’opportunità”, spiega Alekos. Senza contare l’immane quantità di carta sprecata e il conseguente impatto ambientale della produzione. Da qui, l’esigenza di immaginare un approccio completamente diverso.

La soluzione semplice è spesso la migliore: nasce così Kard

Alekos si mette alla ricerca di una soluzione alternativa ai problemi posti dai bigliettini da visita tradizionali. Trova sul mercato una serie di soluzioni interessanti, ma non completamente risolutive:

«La migliore attualmente è CamCard, che offre una soluzione al problema pratico di gestire i contatti acquisiti tramite i bigliettini da visita. Come funziona? Se vado a un evento di business e scambio le mie business card con quelle di tante persone, a fine giornata devo in qualche modo catalogarle. Posso farlo a mano, magari impilandoli in ordine alfabetico, ma è poco pratico. Con CamCard posso scannerizzare i bigliettini e immagazzinarli in una rubrica digitale».

Per Alekos, la soluzione è interessante ma non risolve del tutto il problema:

«CamCard non elimina il bigliettino a monte: è un servizio complementare che riduce solo i tempi di gestione. Le informazioni dei contatti, poi, non sono comunque aggiornate. È come riporre i bigliettini in un cassettino digitale, invece che nel portafoglio».

Altre soluzioni sono altrettanto parziali, come nel caso delle “startup che digitalizzano il bigliettino, ma semplicemente creando una pagina web: in questo caso le informazioni sono sempre aggiornate, ma difficilmente potranno essere catalogate o ricercabili”.

Ispirandosi quindi al vecchio elenco telefonico che avevamo in casa, Alekos e suo fratello Joyce provano a trovare una soluzione che elimini tutti i problemi ancora irrisolti:

«Come tutte le cose migliori, la nostra soluzione è semplicissima. Vai su kard.business o sulla nostra app, ti registri e crei il tuo bigliettino da visita, dove puoi inserire tutti i tuoi contatti, anche quelli digitali. Esiste poi uno strumento per effettuare una ricerca generica delle persone con cui vuoi entrare in contatto: una sorta di elenco telefonico del mondo. Una volta trovate, puoi aggiungerle nella tua rubrica, la Kard List. A differenza però della rubrica del tuo smartphone, la nostra List si aggiorna automaticamente. E lo farà sempre».

Il business model è già pronto, anche se il team sta lavorando per individuare le migliori strategie di pricing:

«Avremo un profilo di base, gratuito, per consentire la massima diffusione del servizio. Avremo poi un account PRO per i professionisti che vogliono personalizzare la propria Kard. Terzo, l’account KING, destinato alle grandi aziende che hanno tanti dipendenti e quindi spendono molti fondi per i loro bigliettini».

SMAU: il team di Kard sbarca a Londra

La prima opportunità per la startup di farsi notare in un contesto internazionale, arriva con la chiamata allo SMAU: Kard diventa protagonista di Smau Italy RestartsUp in London, tappa londinese della kermesse che promuove l’innovazione Made in Italy nel mondo.

Sono in cinque nella capitale britannica, perché ad Alekos, programmatore, e Joyce, commerciale, si sono aggiunti nel frattempo Carmine Borriello, responsabile marketing, Mario Di Martino, COO, e Luca Russo, CTO.

«Era fondamentale per noi trovare persone competenti e che completassero le nostre attitudini, ma soprattutto motivate, appassionate al progetto, che sposano la nostra filosofia, investendo il proprio tempo e il proprio lavoro».

Lo Smau è il contesto perfetto non solo per conoscere tante persone che possono dare una mano a Kard, ma anche per validare l’idea:

«Lì abbiamo incontrato centinaia di persone con il problema della gestione dei bigliettini da visita, strumento ancora oggi utilizzato da tutti. Confrontandoci con professionisti, investitori ed esperti, in molti ci hanno detto: “È un’ottima idea: non sai quanti messaggi mi arrivano per informarmi che hanno cambiato numero!”».

Alekos ha anche avuto dimostrazione in prima persona dell’utilità di un sistema digitale per lo scambio dei contatti:

«Mi è capitato di perdere tutti i bigliettini che mi avevano dato: giorni di networking buttati via in un attimo! Per fortuna avevamo lì una persona che si occupava di catalogarli e digitalizzarli».

Al di là della disavventura, quella di Londra è un’esperienza che i ragazzi di Kard faranno fatica a dimenticare:

«Fondamentale è stato soprattutto entrare in relazione con tante persone che possono aiutarci a crescere. Abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con diversi investitori di livello internazionale e con i responsabili di programmi di accelerazione a Londra che sono interessati a darci una mano».

Dopo Joykos, Kard: per il secondo anno insieme a We Start verso il futuro

Come accennato, Joyce e Alekos sono una vecchia conoscenza di We Start. Un percorso insieme che non tarda a dare i suoi frutti:

«We Start ci ha dato quasi tutto: prima di partecipare al programma lo scorso anno non avevamo idea di cosa fosse davvero una startup. Oggi, grazie a loro, alle persone che lo animano, ci sentiamo quasi degli esperti. Bisogna poi dire che in uno scenario dove in tanti si riempiono la bocca della parola innovazione solo per lucrare sui sogni degli startupper, un programma gratuito ed equity free come We Start è unico. È l’esempio vero di chi, senza guadagnarci nulla, vuole dare un contributo reale, trasmettere qualcosa di importante».

Il team di Kard con Raffaele Gaito

Alekos e soci non nascondono le proprie ambizioni. Sanno che li aspetta una dura battaglia per affermarsi, ma non intendono arrendersi:

«Noi non vogliamo semplicemente fare business, vogliamo cambiare un’abitudine. Innovazione significa questo: stravolgere completamente un mercato. Noi vogliamo diventare il nuovo modo che le persone hanno per gestire i contatti. Tutti noi sappiamo che non vedremo un centesimo per 5 o 10 anni – e forse mai – però crediamo fortemente nella nostra idea».

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