“Handicappato a chi? Con Hand?App miglioriamo (in tutto) la vita dei disabili”

Carla Coppola di Hand?App a We Start Challenge

«Handicappato a chi? Abbiamo scelto il nome della nostra startup come una sorta di provocazione: Hand?App. Perché siamo stufi di essere considerati consumatori e cittadini di serie B».

Parte da qui Carla Coppola, fondatrice di Hand?App. Parte dalla considerazione che in molti purtroppo ancora hanno delle persone con disabilità. Una considerazione che vive sulla sua pelle:

«La persona disabile ha gli stessi desideri, di vita e di esperienze, rispetto a chi non lo è. Ha anche le stesse possibilità di acquisto. Può quindi rappresentare un cliente primario e diventare una risorsa per il tessuto economico di una città».

La rivendicazione di un ruolo, sacrosanto, è alla base di Hand?App, che offre una mappa geolocalizzata di tutte le attività completamente – e veramente – accessibili alle persone con disabilità di tipo motorio. Un’app che però non vuole rappresentare un progetto di tipo esclusivamente sociale, ma un’opportunità di business:

«Molto spesso le iniziative contro le barriere architettoniche, in favore dei disabili motori, vengono viste come un atto di buon cuore. Non è così: anche noi abbiamo le nostre potenzialità come consumatori».

Abbiamo raggiunto Carla per farci raccontare la sua esperienza e l’ideazione di Hand?App, startup selezionata per il terzo We Start Challenge.

Un’esperienza quotidiana

Carla non ha mai lasciato che la sua condizione di disabilità fosse un ostacolo. Si laurea in Economia a Napoli, poi si trasferisce a Roma per specializzarsi alla Luiss. Dopo gli studi vola a Milano, assunta in Unicredit, nel settore finanziario del gruppo. Insieme a lei, la sua amica, Anna Napoli, che oggi per Hand?App si occupa del marketing.

Anna Napoli e Carla Coppola di Hand?App

Problemi di salute, costringono poi Carla a tornare a Napoli, dove continua a lavorare da casa sempre con Unicredit.

L’idea per la startup nasce dall’esperienza vissuta da Carla, che si muove in città, per andare al lavoro e a fare shopping, su una sedia a rotelle:

«L’idea per Hand?App è nata osservando la mia quotidianità. Osservando la quotidianità di tante persone che vivono un’esperienza simile alla mia, ma anche dei familiari e amici che ci sono vicini. Spesso ci troviamo di fronte a situazioni complesse, a causa delle barriere architettoniche: in pratica per noi è impossibile fare determinate cose da soli».

Questo accade perché non c’è la giusta mentalità, soprattutto in Italia, come racconta Carla:

«A Napoli ho vissuto molte difficoltà di questo tipo. Non solo, anche a Milano dove ho lavorato. Prendiamo corso Buenos Aires, la strada dello shopping per eccellenza: posso andare, in autonomia, solo in pochissimi negozi. Altrimenti devo per forza farmi aiutare da qualcuno. O ancora, la difficoltà di trovare un appartamento accessibile in autonomia: ho avuto grosse difficoltà in questo senso. Magari in alcune case c’era anche l’ascensore, ma preceduto da alcuni gradini».

Insomma, si fa fatica a pensare alle città come un ambiente che tutti possano vivere in autonomia. E le informazioni a riguardo sono spesso confusionarie:

«Parlando anche con amici e colleghi di questo tipo di difficoltà, abbiamo scoperto che mancava un servizio che offrisse supporto a 360 gradi per migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità. Per la verità su Internet qualche informazione c’è, ma sono spesso dispersive, poco organizzate, confusionali. Per trovarle quindi occorre molto tempo e si resta avviliti. Anche perché capita che le informazioni siano poco accurate».

Succede per esempio che un locale che si presenta come libero da barriere architettoniche non abbia in realtà un bagno attrezzato. O che un albergo non abbia stanze adatte.

Leggi anche: Jobmetoo: il sito web che aiuta le persone con disabilità a trovare lavoro (e dignità)

Il percorso di Hand?App

Come accennato, Hand?App non vuol essere un servizio di tipo volontaristico. Non è una non-profit. È una startup a impatto sociale, ovvero un’azienda che vuole trovare la sua sostenibilità economica, pur avendo ricadute importanti di tipo sociale.

«Da studi realizzati in America e nel Regno Unito è stato individuato un mercato potenziale, quello dei servizi per le persone con disabilità, ancora scarsamente considerato, ma dalle grandi potenzialità. Finora l’attenzione a questi temi è considerata come un atto di buon cuore, soprattutto in Italia. Dimentichiamo però che il disabile ha un suo potere d’acquisto e può diventare un cliente primario».

Il mercato è vasto: i disabili, ci spiega Carla, “superano i quattro milioni solo in Italia. Cifra destinata a crescere anche in vista delle aumentate aspettative di vita: pensiamo alle persone anziane con difficoltà a deambulare”.

Se negli Stati Uniti e nel Regno Unito qualcuno si è già mosso per aggredire il mercato, la founder di Hand?App è convinta che sia ancora inesplorato in Italia. Con lei in questa avventura, Anna Napoli, ma anche Luca Alain Carriero, co-founder della startup, esperto di finanza, con cui Carla ha intessuto una relazione di amicizia quando era a Milano, in Unicredit:

«Si è creato un rapporto di amicizia e fiducia. Siamo entrati in sintonia proprio parlando della vita, dei problemi, dei miei disagi. Io gli spiegavo le mie idee per rimediare e lui condivideva la mia prospettiva: ecco perché abbiamo deciso insieme di creare qualcosa di innovativo».

A che punto è, oggi Hand?App?

«Abbiamo acquistato il dominio, stiamo lavorando sull’apertura del sito: siamo stati un po’ rallentati da alcuni problemi burocratici. La grafica dell’app è pronta, abbiamo creato un logo nuovo e stiamo instaurando i primi rapporti commerciali. Pensiamo di arrivare sul mercato entro il mese di giugno».

Il team sta cercando di affinare il modello di business, ma le idee sono tante:

«Stiamo instaurando per ora rapporti di sponsorship con alcune aziende. Il nostro modello di business si baserà soprattutto sulle fee di locali e altre attività accessibili ai disabili, con cui instaureremo un rapporto di esclusività. Abbiamo già chiuso accordi con alcuni alberghi, per esempio».

Poi ancora, H?A offrirà in futuro “delle guide virtuali a pagamento per chi non ha alcuna possibilità di muoversi, per “visitare” città e musei”. Come accennato, l’app vuole diventare uno strumento per migliorare a 360 gradi la vita delle persone con disabilità:

«E quindi pensiamo un domani anche a una sorta di marketplace tra disabili ed esperti: medici, ortopedici, consulenti psicologici, ma anche su informazioni fiscali e legislative. È una Road Map in via di costruzione, ma l’obiettivo è di mettere insieme tutte le informazioni e i servizi che possano migliorare la qualità della vita in tutto, creando un indotto e sfruttando le potenzialità di un mercato non pienamente sviluppato».

Un’altra possibile strada è quella degli animali domestici:

«Stiamo lavorando sull’ampliamento del servizio anche per gli animali con disabilità, offrendo per esempio ausili che possano migliorarne la qualità della vita, dando allo stesso tempo maggiori possibilità alle famiglie che li ospitano».

Luca Alain Carriero, co-founder Hand?App

L’incontro con We Start

Alcuni passi verso la realizzazione degli obiettivi di Hand?App sono stati percorsi insieme a We Start. Come accennato, la startup è stata selezionata tra le otto migliori per accedere alla fase finale del terzo Challenge. Un percorso che sta portando buoni frutti:

«Abbiamo partecipato a quasi tutti gli eventi e li abbiamo ritenuti sempre formativi e interessanti. Ci hanno aiutato a porci le giuste domande, modificando e limando l’idea di business. Per chi come noi è alle prime armi in questo tipo di percorso è fondamentale confrontarsi con degli esperti: We Start ci ha offerto delle consulenze gratuite di assoluto livello. È stato importante soprattutto ricevere feedback sul pitch, sull’idea, sul marketing, sul business plan. Anche confrontarsi con le altre startup è stato importante. Senza il programma, ad alcune cose non avremmo mai pensato».

Carla cita in particolare Antonio Russolillo e Raffaele Gaito, “persone capaci, intraprendenti, con uno sguardo sulle ultime novità nell’ambito del business, del marketing: professionalità che senza We Start non avremmo sicuramente potuto incontrare”.

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