Viaggio nel mondo del Social Impact italiano attraverso 8 startup

L’interesse c’è, le belle idee anche: cresce l’ecosistema delle startup italiane, con un focus specifico sul Social Impact. Secondo un’elaborazione Nòva24, il mercato dell’Impact Investing in Europa varrà 20 miliardi di euro entro il 2020 e in Italia arriverà a 2,8 miliardi.

​L’opportunità c’è e alcuni startupper italiani hanno dimostrato capacità d’innovazione, intraprendenza, vision. Ecco alcune realtà del nostro Paese da tenere d’occhio.

Treedom
A marzo 2017, la fiorentina Treedom ha chiuso un round di finanziamento in aumento di capitale per quasi 2,5 milioni di euro. Fondata da Tommaso Speroni e Federico Garcea nel 2010, l’idea per la startup è nata da Farmville: i founder, all’epoca rispettivamente di 24 e 29 anni, sono appassionati del giochino, come milioni di persone nel mondo, che permette di ‘coltivare’ virtualmente piante, alberi, verdure. “Perché non portare il ‘gioco’ nella vita reale?”, si sono chiesti.

​Con Treedom, infatti, chiunque vuole può piantare un albero a distanza, seguendone la crescita attraverso il sito web www.treedom.net. Utilizzata poi per programmi di social responsibility e green marketing, l’applicazione è stata impiegata per piantare più di 250mila alberi, a sostegno di 18mila contadini in tutto il mondo.


Diptera

Per quanto questa realtà possa far storcere il naso, gli insetti potrebbero diventare il cibo del futuro. Se consideriamo il tasso di crescita della popolazione mondiale (saremo 9 miliardi nel 2050) e la quantità di risorse necessarie a sfamare uomini e donne del pianeta, sta diventando sempre più difficile ignorare questa fonte di proteine e minerali così abbondante. L’idea di Vittorio Bava, ex dipendente Google di origini siciliane, è di sfruttare gli insetti non direttamente per il consumo umano, ma per creare ingredienti per mangimi (farine proteiche e lipidi), destinati agli allevamenti.

Nasce così Diptera a Manfredonia, in provincia di Foggia. I mangimi attualmente utilizzati sono a base di pesce, l’idea di Bava e soci è di realizzare un’alternativa più economica e sostenibile. Negli scarti alimentari prodotti dalle aziende del food, Diptera ‘coltiva’ i propri allevamenti di insetti, convertendoli poi in proteine e grassi. I vantaggi? Minore impatto sull’ecosistema marino, riduzione di emissioni di CO2, contrazione dei prezzi per gli allevatori e i consumatori finali.

​La startup si è aggiudicata numerosi riconoscimenti tra cui Best Green & Circular Economy Idea dell’edizione italiana del Global Social Venture Competition 2014, il primo premio nella categoria Agrifood-Cleantech di StartCup Puglia 2014 e, nella stessa categoria, il Premio Nazionale per l’Innovazione 2014.

GreenApes

GreenApes è una B Corp certificate, sostenuta dall’Unione Europea: l’idea di fondo è quella di un social network che premia i comportamenti quotidiani rivolti all’ecosostenibilità. Nata nel 2012, ha avviato 3 anni dopo una serie di collaborazioni con amministrazioni pubbliche locali. Nello specifico, a Firenze e a Essen, in Germania.

​Car pooling, cibo biologico, risparmio energetico, riduzione del consumo di acqua: chi mette in atto questi comportamenti virtuosi viene ‘premiato’ da GreenApes attraverso i suoi partner. Sul social gli utenti possono raccontare e documentare le proprie azioni sostenibili, ottenendo in cambio delle BankoNuts, una sorta di ‘moneta’ virtuale che si guadagna ispirando i claps (una specie di ‘mi piace’) e i commenti da parte degli altri utenti. I BankoNuts possono poi essere ‘spesi’ nelle attività commerciali partner di GreenApes, per ricevere degli eco-regali.

Pandora Group
L’idea di Alessia Guarnaccia è di utilizzare il PLASMIX, materiale composito formato da plastiche miste post-consumo, per creare dei pannelli ‘sandwich’ isolanti, utili per l’efficientamento energetico di edifici e altri ambienti. Le applicazioni possibili sono diverse: treni, aerei, edifici, appartamenti, uffici, persino mobili. Il prodotto finale di tali “sandwich” sono pavimenti galleggianti, partizioni per interni e facciate ventilate.

​Prima della fondazione di Pandora Group, nata in Campania nel 2010, il PLASMIX non aveva mercato: destinato in genere all’incenerimento o alla discarica, questo materiale è il sottoprodotto degli scarti del processo di selezione in fase di riciclo di flaconi di polietilene, buste di plastica, packaging. Premiata con il CIP Eco-Innovation nel 2010, l’idea ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui lo Startup Award allo SMAU Berlino 2015.

Jobemetoo
L’ideatore e fondatore di Jobmetoo è Daniele Regolo, 44 anni, che qualche anno fa veniva assunto a tempo indeterminato presso l’azienda sanitaria locale nelle Marche. Il tanto agognato pubblico impiego, però, non fa per lui: Daniele è sordo e malgrado ciò viene messo allo sportello, a contatto con gli utenti. Capisce che quel posto non fa per lui: sa di avere tante potenzialità, ma non è quello il luogo in cui sfruttarle pienamente.

Da questa esperienza negativa nasce l’idea di un sito web di job placement pensato specificamente per le persone con disabilità. Oggi l’azienda ha un team di 11 persone, ha raccolto 2 milioni di finanziamenti e offre i propri servizi a quasi 100 mila iscritti.

​«Noi partiamo da un presupposto: un candidato categoria protetta è equiparabile a livello di produttività a tutti gli altri candidati. Questo è il nostro punto di partenza, il nostro punto fermo», ci ha spiegato Roberto Marazzini, Amministratore Delegato di Jobmetoo in un’intervista per il nostro blog.

Green Energy Storage
Green Energy Storage, nata nel 2015, è una startup italiana impegnata nei settori dell’efficienza energetica, della ricerca e delle tecnologie all’avanguardia. Il progetto è nato con l’acquisizione di una tecnologia dall’Università di Harvard, per un migliore immagazzinamento dell’energia. Nello specifico, il team si occupa di sviluppare a livello industriale le batterie organiche a flusso, con la collaborazione della Fondazione Bruno Kessler, dell’Università di Roma “Tor Vergata” e attraverso un Joint Development Agreement con Industrie De Nora.

L’obiettivo è quello di migliorare l’immagazzinamento dell’energia prodotta dalle fonti rinnovabili, nello specifico, fotovoltaico ed eolico. Il loro prodotto si basa su AQDS, ossia chinoni reperibili in natura, atossici e facilmente estraibili. Il sistema è più conveniente delle batterie attualmente presenti in commercio

​Green Energy Storage ha stipulato un accordo esclusivo di licenza per tutti i 28 paesi della Comunità Europea incluso Norvegia e Svizzera.

Orange Fiber

Fondata dalle catanesi Adriana Santanocito ed Enrica Arena, Orange Fiber è un’azienda italiana che brevetta e produce tessuti sostenibili, a partire da sottoprodotti agrumicoli, ovvero, dagli scarti delle arance.

«Creiamo tessuti di alta qualità per il comparto moda-lusso utilizzando le centinaia di migliaia di tonnellate di sottoprodotto che l’industria di trasformazione agrumicola produce ogni anno e che altrimenti andrebbero smaltite, con dei costi per l’industria del succo di agrumi e per l’ambiente», raccontano le fondatrici sul loro sito web.

​Orange Fiber è entrata nel portfolio investimenti di FTL Venture, fondo internazionale creato da Miroslava Duma, icona della moda, imprenditrice e fashion editor. Tra le ultime collaborazioni di prestigio chiuse dall’azienda, c’è la collezione moda realizzata con Ferragamo, in occasione del 47esimo Earth Day. Si tratta del primo esempio di collezione realizzata con tessuti ricavati dai sottoprodotti agrumicoli.

Amiko

Fondata da Duilio Macchi nel 2012, Amiko è una startup italiana con sedi a Milano e a Londra, specializzata nel settore health. L’azienda produce un wearable che tiene traccia dell’utilizzo di uno specifico farmaco da parte di un paziente. Può monitorare tre tipi di medicinali o strumenti medicali: inalatori, farmaci iniettabili come l’insulina, pillole. Il sensore è però solo parte di una serie di strumenti hi-tech offerti dalla startup. Quantified Medicine, ideata da Amiko, è infatti una piattaforma dedicata all’health interconnessa che utilizza le tecnologie mobile (con un’app pensata per migliorare la salute del paziente), un sistema di gestione cloud-based per accedere alle informazioni in real-time e una piattaforma Big Data per la raccolta di informazioni sull’efficacia di specifici trattamenti.

A inizio 2016, l’incubatore europeo Breed Reply ha investito nella startup.